Disturbo da ansia di malattia: diagnosi, fattori predisponenti e trattamento

Il disturbo da ansia di malattia consiste in una preoccupazione persistente rispetto al fatto di soffrire di una grave malattia fisica.


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La caratteristica centrale del disturbo da ansia di malattia è la paura di avere una grave malattia fisica; essa insorge a causa di una errata interpretazione di sintomi fisici minori, come una normale sensazione fisiologica, una disfunzione benigna o un disagio corporeo non indicato, generalmente, come indice di malattia (APA, 2013).

di Martina Pigionatti, OPEN SCHOOL PTCR MILANO

Cos’è il Disturbo da Ansia di Malattia?

La preoccupazione inerente la propria salute si manifesta, saltuariamente, nella vita della maggior parte delle persone, ma quando essa diventa così persistente da compromettere il normale funzionamento sociale, lavorativo e interpersonale potrebbe trattarsi di un disturbo da sintomi somatici, in particolare di Disturbo da Ansia di Malattia.

La caratteristica centrale di questo disturbo è la paura di avere un grave malattia fisica; essa insorge a causa di una errata interpretazione di sintomi fisici minori, come una normale sensazione fisiologica, una disfunzione benigna o un disagio corporeo non indicato, generalmente, come indice di malattia (APA, 2013). Tale preoccupazione rimane inalterata nonostante la persona si sottoponga a numerosi controlli medici, i quali spesso escludono la presenza della malattia temuta. Le rassicurazioni mediche e gli esami clinici negativi non riescono a placare quest’ansia e, spesso, rischiano addirittura di aumentarla.

Se, invece, è presente una condizione medica specifica, l’individuo affetto dal Disturbo da Ansia di Malattia nutrirà comunque un’ansia e una preoccupazione palesemente eccessive e sproporzionate rispetto alla gravità della diagnosi. Le persone che soffrono di questo disturbo si allertano rapidamente riguardo la malattia: basta sentire una notizia legata alla salute in televisione o leggerla su un quotidiano, oppure venire a conoscenza del fatto che altri abbiano contratto quella malattia. Inoltre, questi individui eseguono innumerevoli check fisici, in cerca dei sintomi indicatori di malattia, o svolgono ripetute ricerche su quest’ultima, soprattutto mediante l’utilizzo di internet. Tali comportamenti non fanno altro che alimentare la credenza centrale del disturbo.

Nella maggior parte dei casi, ciò che maggiormente spaventa questi soggetti non è l’idea della morte, quanto l’immaginare le conseguenze della malattia in termini di disabilità e sofferenza.

Il disturbo può manifestarsi in differenti modalità: alcuni individui cercheranno incessantemente rassicurazioni da parte di famigliari e amici, ma soprattutto di specialisti medici; altri soggetti eviteranno qualsiasi contatto con operatori sanitari, arrivando a trascurare la propria salute, poiché spaventati da ogni elemento che possa far loro sorgere o aumentare il pensiero di malattia (Leveni, Lussetti e Piacentini, 2011).

Questi pazienti difficilmente si rivolgono a specialisti della salute mentale, è molto più probabile incontrarli in strutture mediche poiché, appunto, sono convinti di avere una malattia fisica. Accedono ripetutamente a visite specialistiche, consultando più medici per lo stesso problema, rimanendo però insoddisfatti delle cure ricevute e maturando la convinzione che esse siano inutili, che i medici non li prendano seriamente e che nessuno possa realmente aiutarli.

Alcune persone riconoscono che le loro paure sono eccessive, mentre altre rimangono convinte della fondatezza delle loro convinzioni.

Il Disturbo da Ansia di Malattia genera grandi sofferenze sia in chi ne soffre, sia nelle persone che stanno loro accanto, compromettendo le attività della vita quotidiana, interferendo con le relazioni interpersonali e famigliari, danneggiando le prestazioni lavorative e riducendo le proprie funzionalità fisiche.

Criteri Diagnostici per il Disturbo da Ansia di Malattia

Fino a qualche anno fa, tale problematica era inserita nel DSM-IV-TR nei Disturbi Somatoformi ed era classificata come Ipocondria (APA, 2001). Il termine “ipocondria” ha però assunto, negli ultimi anni, implicazioni negative e, molto spesso, viene rifiutato da chi ne soffre: l’ipocondriaco viene spesso associato a un “malato immaginario”, senza però considerare la sofferenza e la disperazione che effettivamente provano questi individui (Leveni, Lussetti e Piacentini, 2011). Inoltre, essendo sempre più chiare le analogie fra ipocondria e disturbi ansiosi,  nella 5° edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (APA, 2013) si è preferito utilizzare la denominazione di Disturbo da Ansia da Malattia. Esso è attualmente inserito nella sezione “Disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati”.

Secondo l’attuale concettualizzazione il disturbo è caratterizzato da:

  1. Preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia.

  2. I sintomi somatici non sono presenti o, se presenti, sono di lieve intensità. Se è presente un’altra condizione medica o vi è rischio elevato di svilupparla, la preoccupazione è chiaramente eccessiva o sproporzionata.

  3. È presente un elevato livello di ansia riguardante la salute e l’individuo si allarma facilmente riguardo il proprio stato di salute.

  4. L’individuo attua eccessivi comportamenti correlati alla salute o presenta un evitamento disadattivo.

  5. La preoccupazione per la salute è presente da almeno 6 mesi, ma la specifica patologia temuta può cambiare nel corso di tale periodo di tempo.

  6. La preoccupazione riguardante la malattia non è meglio spiegata da un altro disturbo mentale.

Il manuale, inoltre, distingue tra due sottocategorie:

–              Tipo richiedente l’assistenza: l’assistenza medica è richiesta frequentemente.

–              Tipo evitante l’assistenza: l’assistenza medica è richiesta raramente.

Prevalenza e Costi del Disturbo da Ansia di Malattia

Per molto tempo è stato difficile stimare con precisione la prevalenza del disturbo in quanto gli studi di ricerca venivano generalmente condotti in contesti psichiatrici piuttosto che nell’ambito medico (sia specialistico che di base), ambienti dove è molto più facile incontrare questi pazienti.

Inoltre, preoccupazioni eccessive sulla propria salute sono presenti periodicamente nel corso della vita del 10-20% delle persone sane (Kellner, 1987).

Tuttavia alcuni studi indicano che la prevalenza del disturbo varia dallo 0,8% al 8,5% (Farabelli et al., 1997; Altamura et al., 1998; Creed e Barsky, 2004).

Altre stime riguardanti la prevalenza del disturbo si basano su quelle del DSM-IV-TR per la diagnosi di Ipocondria e indicano una presenza del disturbo nella popolazione generale che varia dal 1,3 al 10% (APA, 2013).

Il Disturbo da Ansia di Malattia colpisce indifferentemente maschi e femmine, in una fascia di età compresa tra i 20 e i 30 anni (APA, 2013).

Come precedentemente affermato, il Disturbo da Ansia di Malattia provoca notevole sofferenza nei pazienti, i quali si dirigono sempre più sovente a specialisti dell’ambito medico, nonostante i risultati delle visite non confermino le loro paure; essi, essendo sovrautilizzatori del sistema sanitario, comportano costi economici notevolmente elevati (Leveni, Lussetti e Piacentini, 2011).

Fattori predisponenti e precipitanti del Disturbo da Ansia di Malattia

Esistono alcune situazioni che possono elicitare lo svilupparsi del Disturbo da Ansia di Malattia:

–              Fattori genetici: non vi sono ricerche che dimostrino con certezza una trasmissione genetica del disturbo. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che, fra i parenti di pazienti ipocondriaci, si rileva, con elevata frequenza, la presenza di disturbi somatoformi, Disturbo d’Ansia Generalizzata e Disturbo Ossessivo-Compulsivo (Fallon et al., 2000; Bienvenu et al., 2000).

–              Fattori ambientali: è stato evidenziato che alcuni contesti famigliari, caratterizzati da elevati livelli di stress, conflitti e abusi, aumentino la vulnerabilità personale a sviluppare disturbi d’ansia, fra i quali il Disturbo da Ansia di Malattia (APA, 2013). Inoltre, i genitori che esprimono preoccupazioni o timori eccessivi riguardo la salute portano i figli ad adottare le loro strategie di coping disfunzionali, accrescendo la probabilità di acquisizione del disturbo (Barsky et al., 2001). Infine, la presenza di esperienze traumatiche relative a morti o gravi malattie di amici e/o famigliari correla positivamente col manifestarsi di questa patologia.

Anche i media possono scatenare l’esordio del disturbo o esacerbare le paure di chi già ne soffre, attraverso la divulgazione di informazioni riguardanti gravi malattie o pandemie, delineate come qualcosa di oscuro e inevitabile, che possono colpire casualmente chiunque (Leveni, Lussetti e Piacentini, 2011).

–              Fattori biologici: recenti studi hanno dimostrato la presenza di deficit neurochimici simili sia nell’Ipocondria che nei disturbi d’ansia e dell’umore (Brondino et al., 2008).

Trattamento del Disturbo da Ansia di Malattia

Per il trattamento del Disturbo da Ansia di Malattia la letteratura è esigua, numerosissimi sono invece gli studi riguardanti l’efficacia di interventi per l’Ipocondria.

Essi indicano la terapia cognitivo-comportamentale come trattamento d’elezione per il disturbo, comprovandone l’efficacia e la stabilità nel tempo (Seiwright et al., 2008; Greeven et al., 2009; Hedman et al., 2010; Torsello  e Dell’Erba, 2014). Tali interventi prevedono l’attuazione di un protocollo standardizzato comprendente, in breve:

–              una fase iniziale di assessment in cui vengono indagati comportamenti e cognizioni disfunzionali, i quali vengono attivati di fronte a uno stimolo critico e che sono implicati nella formazione e nel mantenimento del disturbo;

–              una fase di psicoeducazione del disturbo e di condivisione del modello cognitivo-comportamentale della patologia;

–              interventi cognitivi atti a ristrutturare i pensieri disfunzionali che alimentano la preoccupazione per la salute e i comportamenti associati; tali interventi hanno, inoltre, la funzione di mettere un freno a quei meccanismi cognitivi implicati nel mantenimento del disturbo (come ad esempio il rimuginio).

–              interventi comportamentali per estinguere le condotte problematiche e interrompere i circoli viziosi che intercorrono tra cognizione e comportamento; essi si basano prevalentemente sulla tecnica di esposizione e prevenzione alla risposta;

–              una fase finale di prevenzione delle ricadute e follow-up per controllare la stabilità degli esiti a distanza di tempo.

In letteratura, inoltre, sono presenti alcuni recenti studi che attestano l’efficacia di interventi cognitivi basati sulla mindfulness nel trattamento nel Disturbo da Ansia di Malattia (Lovas e Barsky, 2010; Surawy et al., 2014); essi, al protocollo sopra citato, aggiungono fasi di meditazione mindfulness e training attentivi che agiscono su rimuginio e ruminazione presenti nel disturbo.

Altri recenti studi affermano che la Terapia Metacognitiva si sta dimostrando utile al trattamento della patologia (Bailey e Wells, 2015; Caselli, 2016). Tale intervento si focalizza sulle meta-credenze, quali il rimuginio, considerate come fattore di rischio primario della malattia.

Infine, non vi sono dati in letteratura relativi a trattamenti farmacologici efficaci per il trattamento del Disturbo da Ansia di Malattia; tuttavia  i farmaci dovrebbero essere prescritti, in aggiunta al trattamento psicoterapeutico e in caso di necessità, per ridurre alcuni sintomi e disturbi in comorbilità (Leveni, Lussetti e Piacentini, 2011).

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Ipocondria: quando ci si ammala della paura di ammalarsi

 

L' ipocondriaco non trova mai una risposta adeguata al suo malessere perché non viene mai affrontato il vero problema: il senso di fragilità personale

di Giovanni Maria Ruggiero

L’ipocondria è un disagio legato all’idea o alla paura di avere una malattia grave o addirittura mortale. I pazienti tengono costantemente sotto controllo il loro fisico, controllandolo di continuo alla ricerca attiva della presenza di eventuali segni di malattia.


Il sapere produce forza, ma anche incertezza. Da quando abbiamo sviluppato una medicina scientifica siamo diventati più consapevoli dei mali che potrebbero affliggerci, nel corpo e nell’anima. A testimonianza di una modernità che è però antica, in occidente siamo diventati ipocondriaci da un paio di millenni: il termine ipocondria risale a Ippocrate che descrisse il ‘Male degli ipocondri‘, un disordine dello stomaco e della mente, che cagionava problemi digestivi, grande melanconia e paura di morire. La congiunzione di stomaco e tristezza non deve sorprendere: i greci credevano che nell’addome fosse situata la sede dei sentimenti e delle passioni umane.

Al giorno d’oggi la diagnosi riconosciuta in modo unanime è quella individuata in un manuale americano adottato universalmente, il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Esso definisce l’ipocondria come ‘La preoccupazione legata alla paura oppure alla convinzione di avere una malattia grave basata sulla erronea interpretazione di sintomi somatici da parte del soggetto‘; inoltre ‘la preoccupazione persiste nonostante la valutazione e la rassicurazione medica appropriata’, e ‘la durata dell’alterazione è di almeno 6 mesi’.

Il vero ipocondriaco, insomma, non riconosce la natura psicologica del suo problema e ricerca la soluzione medica della malattia. Dietro il timore di malattia vi è un grande senso di vulnerabilità e debolezza, gestito erroneamente ricercando un’impossibile certezza di perfetta sanità. Il paziente non riesce mai a trovare una risposta adeguata al malessere perché non viene mai affrontato il vero problema della sua ipocondria, che è il senso di fragilità personale.

L’ipocondria è rara nell’infanzia, più frequente nell’adolescenza e nella vecchiaia e la si riscontra in ambedue i sessi, anche se quello femminile sembra esserne maggiormente soggetto. Il decorso tende a prolungarsi, con andamento vario e sembra guarire spontaneamente solo in un decimo dei pazienti.

Numerosi sono stati gli studi che hanno cercato di dare una spiegazione. Alcuni suggeriscono una predisposizione genetica e l’aver sofferto di malattie gravi durante l’infanzia. Vi sono poi i vantaggi del ruolo di malato, perseguiti però non consapevolmente: aumento dell’attenzione da parte dei familiari ed evitamento delle responsabilità, come ad esempio la mancata frequenza scolastica. Altri studi includono anche gli abusi fisici e sessuali.

Insomma, l’ipocondria è un disagio legato all’idea o alla paura di avere una malattia grave o addirittura mortale, quale può essere un tumore o l’AIDS. I pazienti sono molto attenti ad ogni piccolo cambiamento somatico e tengono costantemente sotto controllo il loro fisico, controllandolo di continuo alla ricerca attiva della presenza di eventuali segni di malattia. Per tale ragione richiedono così di frequente ripetuti test diagnostici e visite mediche, diventando ospiti abituali di ambulatori e servizi di pronto soccorso. L’esito favorevole delle indagini non riduce, tuttavia, la preoccupazione e non riesce a rassicurare i pazienti. Gli ipocondriaci, purtroppo, nutrono la ferma convinzione che i medici con cui sono venuti a contatto non siano stati in grado di capire la vera natura del loro problema e quindi di fornirne una soluzione adeguata.

L’ipocondriaco interpreta in modo erroneo segnali fisici innocui, come se fossero l’evidenza di una grave malattia. Si preoccupa sia delle normali funzioni corporee (quali il battito cardiaco, la peristalsi o la sudorazione) che delle alterazioni fisiche di lieve entità (come ad esempio il raffreddore o un colpo di tosse). Sensazioni fisiche vaghe, come il cuore affaticato o le vene dolenti vengono sospettate di essere segni di malattia che devono essere indagati e, preoccupandosi per i quali, chi soffre di ipocondria mette in atto i comportamenti prima descritti.

I segnali fisici mal interpretati e la costante attenzione al proprio corpo non sono però l’unico punto di partenza dell’allarme del soggetto con ipocondria. Possono esserlo anche le notizie di malattia apprese dai mezzi di comunicazione con un certo impatto emotivo, come la notizia di epidemie o anche la semplice divulgazione scientifica. Parimenti il venire a conoscenza di patologie che hanno colpito amici o parenti può innescare la preoccupazione per un organo specifico o per una data malattia.

Che il paziente pensi, partendo da dati corporei futili, di avere una grave malattia, conferma il ruolo dei fattori cognitivi nelle sofferenze dell’anima. Lungi dall’essere inconscia, la convinzione di avere o stare per sviluppare una grave patologia, senza che un’accurata valutazione medica abbia identificato motivi sufficienti per giustificare questi timori è perfettamente consapevole e presente alla mente del paziente con ipocondria. Gli errori mentali più frequenti sono che i cambiamenti del corpo sono sempre segno di grave malattia; che ogni sintomo deve potersi ricondurre ad una causa specifica e perciò riconoscibile; poi che quando c’è qualcosa di poco chiaro, occorre fare subito un controllo medico; e infine che se non ci si preoccupa per la propria salute, ci si può ammalare. Inoltre la convinzione che tenere sempre presente di continuo i pericoli è un modo per prevenirli fa sì che l’ipocondriaco non si possa mai permettere di abbassare la guardia e distrarsi.

Sicuramente i tratta di un disagio della modernità e della tensione contemporanea al benessere assoluto e certo. Tuttavia, il termine era già presente nella Grecia classica, civiltà già segnata dall’ambizione tecnica di controllare la realtà. Tutto sta nel mettersi d’accordo sul significato del termine modernità. L’ipocondria ci dice che la modernità è antica, più di quanto possiamo sospettare.
 

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